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LA COMUNE ADUNANZA


L’adunanza è, secondo il vocabolario: 
"una riunione di più persone, per uno scopo determinato”, oppure: “l’adunarsi ordinato di persone, di solito in locale chiuso, per discutere intorno a questioni d’interesse comune”.


Il significato della comune adunanza

Nell’Antico Testamento, troviamo il termine adunanza, tradotto dall’ebraico qahal: assemblea, adunanza. 
È la comunità fedele che è convocata da Dio per l’incontro e il dialogo orante. 

Essa, nell’antico Israele, si riuniva in adunanza attorno all’arca dell’alleanza, segno della presenza divina. 

Il termine qahal diventa quasi una definizione della comunità ebraica, soprattutto mentre è in marcia nel deserto del Sinai. 

Così, ad esempio, quando gli Israeliti si lamentano per la fame accusano Mosè e Aronne con queste parole: «Ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa assemblea (qahal)» (Esodo 16:3).

Nel Nuovo Testamento, la comune adunanza è rappresentata dalla nascita della chiesa primitiva. 

Essa è definita come dal greco ekklesía, che esprime così la continuità del popolo neotestamentario di Dio con l’antico Israele, attraverso l’opera di Cristo che ne è il capo. 

In altre parole, la comune adunanza esprime l’identità e lo statuto permanente del popolo nuovo di Dio, la sua natura propria di convocazione dall’alto attraverso l’opera dello Spirito Santo. 

Di conseguenza, la comunità cristiana primitiva si riconosce come ekklesía non solo quando si riunisce in assemblea, ma anche quando si trova raccolta in un determinato ambito locale o, perfino, dispersa per tutta la terra. 

Le formule:
«Chiesa di Dio» (cf. 1Cor 1:1; 15:9; 2Cor 1:1; Gal 1:13; 1Tm 3:15, ecc.); 
«Chiese di Dio in Cristo Gesù» (1Ts 2:14);

«Chiese in Cristo» (Gal 1:22) sono pertanto la traduzione più adeguata e piena di ciò che essa è: «Chiesa di Dio» perché Dio è il suo autore e colui che la convoca in Cristo Gesù.




L’importanza della comune adunanza

«Non abbandonando la nostra comune adunanza…» (Ebrei 10:25).

Lo scrittore ispirato ci ricorda che il culto pubblico è una parte fondamentale della vita spirituale del singolo credente. 

Il culto è stato ideato da Dio, infatti è scritto: «È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo…».

Pertanto, essere riuniti insieme è condizione fondamentale per la crescita personale e comunitaria.

Possiamo e dobbiamo sperimentare la benedizione di Dio e l’opera Sua nella nostra vita personale e intima, ma non dobbiamo sottovalutare l’importanza della comunità nella quale Dio “ha stabilito”. 

Ricordiamo che «quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo» (cf. Atti 2:1): condizione fondamentale per la discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste era l’unione.

La benedizione è stabilita nella comunione: senza comunione non c’è unione; di conseguenza la Chiesa non può essere edificata. 

Signore, aiutaci a perseverare nella comune adunanza!


Il pericolo del credente nel sottovalutare la comune adunanza

Il pericolo incombe, così come evidenziato dallo scrittore agli Ebrei: abbandonare, “come alcuni sono soliti fare”, la frequentazione delle riunioni di culto. 

Gli impegni sociali e le difficoltà della vita possono prendere il sopravvento sull’impegno principale del credente, che è quello di coltivare la presenza di Dio nella Chiesa. 

Oggi, la nuova “socialità” costituita dalle tecnologie moderne impone un nuovo modo di comunicare. La Chiesa, così come la società, è bersaglio del cambiamento. 

Non possiamo ignorare o demonizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione: grazie a Dio possiamo anche noi trasmettere le nostre riunioni di culto in diretta e dare la possibilità a tanti di poter ascoltare il messaggio della Parola di Dio. 

Vogliamo però sottolineare che la comunione fraterna e la vita comunitaria non può assolutamente essere rimpiazzata dal mondo virtuale. 

Signore, aiutaci a realizzare che quanto tu hai stabilito per la Chiesa sulla terra possa essere vissuto pienamente nella comune adunanza.



Articolo scritto da: Alessandro D'Iorio
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