«Non conformatevi a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.» (Romani 12:2)
L’apostolo Paolo usa spesso dividere alcune delle sue lettere in due sezioni principali: una dottrinale e l’altra pratica. In questo passo, vuole cambiare la nostra visione che tende a essere rivolta alle cose mondane, all’apparenza e al proprio io.
Il suo invito ai Romani (una richiesta piena d’amore) è di non vivere secondo la cultura del mondo, ma di lasciarsi rinnovare continuamente dagli impulsi spirituali dati dalla Parola di Dio, dalla preghiera e dalla comunione cristiana.
Col passare del tempo cambiano costumi e culture, ma il nemico delle anime nostre rimane sempre agguerrito.
Pietro avverte: «Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare.» (1Pietro 5:8)
Il pericolo di conformarsi alla cultura del mondo
La vita naturale non è spirituale, e oggi notiamo come il mondo e le cose del mondo stiano entrando sempre di più nella vita di un cristiano, influenzando perfino la cultura del popolo di Cristo.
Eppure Dio ci chiama a essere «luce nel mondo» e «sale della terra».
In modo sottile, ciò che prima consideravamo disonorevole, iniquo o profano può entrare nel nostro pensiero, nella nostra mente e nelle nostre abitudini.
Inavvertitamente riteniamo “normale” ciò che la Parola ci avverte di tenere lontano.
Paolo scrive: «Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da cosa alcuna.» (1 Corinzi 6:12)
Quasi come una “sentinella”, la Bibbia ci ricorda che, attraverso l’astuzia del nemico, è facile essere dominati dalle cose mondane: «siamo nel mondo ma non siamo del mondo».
Un principio già presente nell’Antico Testamento
Anche nell’Antico Testamento, Dio non si limita a suggerire: chiede con forza a Israele di non mescolarsi con popoli pagani, affinché non si trasmettano idolatria e cultura lontana da Dio.
La Scrittura mostra come una “curiosità” non vigilata possa aprire porte a conseguenze dolorose:
«Dina, la figlia che Lea aveva partorito a Giacobbe, uscì per vedere le figlie del paese.» (Genesi 34:1)
E ricorda anche come, al tardare di Mosè, Israele cadde nell’idolatria: «E quelli dissero: “O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!”» (Esodo 32:4)
Questi episodi non parlano solo di disubbidienza, ma mostrano quanto le influenze esterne possano entrare nelle abitudini, nelle ricorrenze, nelle feste e nelle consuetudini di un popolo.
Discernere tradizioni e pratiche alla luce dell’Evangelo
Dio aveva dato a Israele feste solenni (Pasqua, Primizie, Pentecoste, Capanne…), con valore pratico (sociale e comunitario: le tribù si riunivano in adorazione e comunione) e profetico (insegnare e indicare l’adempimento in Cristo e nel Nuovo Patto).
Il rapporto tra Antico e Nuovo Patto è quindi promessa e adempimento, simbolo e realtà.
Nel corso della storia, però, al calendario ebraico si sono aggiunte molte feste e usanze di origine pagana.
A volte sembra “innocuo”, e si finisce per partecipare senza farci caso o senza dargli peso.
La posizione (qui espressa) dei cristiani evangelici di fede pentecostale non nasce da preconcetti, ma dal desiderio di aderire con coerenza all’Evangelo, senza accettare per scontate manifestazioni divenute tradizionali, “religiose e non”, valutandole biblicamente e storicamente.
Paolo esorta: «…esaminando che cosa sia accetto al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, anzi piuttosto denunciatele.» (Efesini 5:10–11)
Perciò, coerentemente con l’insegnamento della Parola di Dio, non si tratta di “conformarsi a questo tempo” solo perché certe cose esistono o sono diffuse, ma di chiedere aiuto allo Spirito Santo, che guida nella Verità, avendo come priorità la consacrazione e la santificazione.
Non è facile e non ci sono scorciatoie. Ciascuno ha piena libertà di scelta. Non si tratta solo di pregare, ma anche di agire.
«Poiché per me il vivere è Cristo…» (Filippesi 1:21)
Articolo scritto da: Marco Tudisco
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