Albania: Giovani Fiamme che Restano
“Quanto allo zelo non siate pigri; siate ferventi nello Spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità” Romani 12:11-13
Contesto storico e situazione delle chiese evangeliche in Albania
Nel 1967 l’Albania fu dichiarata “stato ateo” e fino al 1990, anno in cui è terminata la dittatura comunista, era vietata qualsiasi forma di pratica religiosa.
Con la caduta del regime, l’Albania ha vissuto una rinascita religiosa e al suo interno convivono (non senza difficoltà) musulmani, ortodossi, cattolici.
La realtà delle chiese evangeliche in Albania è quindi relativamente giovane, essendosi sviluppata negli ultimi 30 anni, in un paese segnato da povertà economica, da una cultura fortemente famigliare e tradizionale, da forti contraddizioni e profonde ferite lasciate dal comunismo.
Molti dei credenti che abbiamo incontrato provengono da famiglie musulmane e hanno dovuto nascondere la propria conversione, per evitare ritorsioni.
Emblematica è la testimonianza di una giovane, membro della chiesa di Bathore, che pur di battezzarsi, ha scelto di farlo in segreto per non subire ritorsioni da parte della sua famiglia.
Abbiamo incontrato molti credenti coraggiosi, giovani e non solo, che si affidano totalmente al Signore, nonostante le persecuzioni in famiglia o il contesto economico sfavorevole.
In un paese in cui c’è un alto tasso di disoccupazione giovanile ed è forte la tentazione di emigrare, molti giovani credenti hanno scelto di restare, in risposta ad una chiara chiamata di Dio, per essere luce e testimonianza lì dove il Signore li ha posti.
Le visite alle chiese e le esperienze vissute
Durante il nostro breve viaggio, abbiamo visitato la chiesa di Bathore, guidata dal pastore Genci Zeka, che ci ha accolto con quell’ospitalità resa ancora più preziosa dall’amore fraterno che ci lega.
Siamo stati impegnati non soltanto nelle riunioni di culto ma anche nelle visite in famiglie sia di credenti che di non credenti.
Siamo stati accolti da chi vive in povertà, da malati, da credenti perseguitati e abbiamo visto con i nostri occhi quanto Dio sia fedele.
Abbiamo ascoltato testimonianze di salvezza e di guarigione.
Nella maggior parte dei casi i credenti si trovano ad essere pionieri dell’Evangelo nelle loro stesse case.
L’Evangelo per questi credenti non è religione, ma è dipendenza dal Signore e manifestazione della potenza di Dio che opera in mezzo a loro compiendo miracoli.
Abbiamo visitato anche la chiesa di Kasalle, che sorge in un quartiere musulmano ed è curata da una coppia di missionari provenienti da El Salvador.
La chiesa di Divjaka invece, si trova in un contesto in cui la maggioranza della popolazione è ortodossa e anche lì abbiamo partecipato ad una riunione di culto.
Nonostante le differenze che ci separano, prima fra tutte la lingua parlata, la presenza di Dio ci ha unito durante l’adorazione nei culti, la Parola ci ha edificati e l’amore fraterno ha reso invisibili le barriere culturali.
Riflessioni finali sul viaggio missionario
Queste esperienze resteranno impresse nella mente di chi come me ha avuto la gioia e il privilegio di partecipare a questo viaggio missionario in Albania.
Siamo partiti con entusiasmo e forse anche con un pizzico di timore ma siamo ritornati benedetti e arricchiti da un’esperienza che è stata sicuramente di grande impatto spirituale.
Abbiamo iniziato questo viaggio convinti di dover portare qualcosa: aiuti materiali, strumenti di evangelizzazione, la nostra energia giovanile… ma abbiamo sicuramente ricevuto molto di più di quanto abbiamo donato.
Preghiamo per l’opera di Dio in Albania e ricordiamoci dei credenti albanesi nelle nostre preghiere.
Zoti i bekoftë besimtarët shqiptarë.(Che Dio benedica i credenti albanesi)
Articolo scritto da: Kesia Ronga
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