Ragazzi, un futuro insieme a Dio
Essere giovani significa porsi domande esistenziali a cui spesso non si sa dare risposta.
Significa cercare qualcosa di divertente e stimolante, essere “al passo coi tempi” e alla moda, fino al rischio di uniformarsi per paura di andare controcorrente.
Spesso il pensiero dominante è “vivere al meglio la giovinezza”, cioè inseguire proprio ciò che viene considerato sbagliato o sconsigliato.
La giovinezza è il tempo delle passioni più forti e, purtroppo, tante volte si agisce senza riflettere:
non si pensa al futuro, non si considerano le conseguenze, e senza accorgersene si diventa schiavi dei desideri, dei piaceri del mondo e della volontà del nemico, che vuole far perdere alle anime la retta via.
Eppure, Dio può usare potentemente un giovane: Timoteo era giovane, avrà affrontato battaglie e difficoltà come noi, ma ha scelto di seguire Cristo.
Dio può formare un giovane e renderlo utile (l’esempio di Timoteo)
A una domanda spontanea, “cosa può fare Dio attraverso un giovane?” Timoteo forse non avrebbe saputo rispondere.
Ma Dio aveva un piano perfetto per lui.
Per un periodo lo affidò all’apostolo Paolo, un modello di vita cristiana autentica da imitare.
Hanno viaggiato insieme, insegnato, sofferto, fondato e curato chiese:
«Tu invece hai seguito da vicino il mio insegnamento, la mia condotta, i miei propositi, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore, la mia costanza, le mie persecuzioni, le mie sofferenze… e il Signore mi ha liberato da tutte.» (2 Timoteo 3:10–11)
Attraverso Paolo, il Signore lo formò fino a stabilirlo come pastore della chiesa di Efeso.
Questo ci ricorda che Dio non guarda l’età come limite: guarda il cuore disponibile.
Le prove non sono la fine: possono essere l’inizio del piano di Dio (Giuseppe)
Timoteo non è l’unico giovane diventato uno strumento nelle mani del Signore.
Pensiamo a Giuseppe: a 17 anni, amato dal padre e odiato dai fratelli, gettato in una cisterna e venduto come schiavo.
Portato in Egitto e comprato da Potifar, la sua storia sembrerebbe “negativa”, ma per Dio era l’inizio di un disegno meraviglioso:
«Il Signore era con Giuseppe: a lui riusciva bene ogni cosa… e il Signore gli faceva prosperare nelle mani tutto ciò che intraprendeva.» (Genesi 39:2–3)
Giuseppe affrontò tentazioni, ingiustizia, prigione, dimenticanza. Eppure rimase fedele:
«Come, dunque, potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?» (Genesi 39:9)
«Il Signore fu con Giuseppe, gli mostrò il suo favore…» (Genesi 39:21)
E Dio si servì di lui per la salvezza di molti, fino a stabilire Israele in Egitto:
«I figli d’Israele furono fecondi… molto potenti e il paese ne fu ripieno.» (Esodo 1:7)
Sii d’esempio: la chiamata del giovane credente (fedeltà nelle piccole cose)
Per questo Paolo invita Timoteo a non arrendersi davanti alle basse aspettative degli altri:
deve essere un esempio, anche da giovane, nelle virtù cristiane.
La giovinezza non è una scusa per vivere superficialmente o con immaturità.
Anche a quest’età possiamo essere utili nella comunità: accompagnare un credente anziano, accogliere chi è nuovo, servire con disponibilità.
È proprio nell’ubbidienza nelle piccole cose che cresciamo nella fede e permettiamo al Signore di usarci in cose più grandi.
«Continuiamo a cercare opportunità per servire il Signore e gli altri, ma il modo principale per servire la tua chiesa ed essere di testimonianza è perseguire la pietà, crescere in saggezza e conoscenza, in carattere e ubbidienza.»
( Tratto dal libro di Tim Challies: Sii d’esempio, una grande sfida per il giovane credente! )
Articolo scritto da: Chiara Trotta
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