“O Eterno, fammi conoscere la mia fine e qual è la misura dei miei giorni. Fa’ che io sappia quanto sono fragile.” (Salmi 39:4)
Viviamo in un’epoca che esalta la forza, la sicurezza, l’autonomia. Ma la Bibbia ci ricorda una verità spesso dimenticata: l’essere umano è fragile.
Fragile nel corpo, nei pensieri, nei sentimenti, nelle scelte. Tuttavia, Dio ci sceglie, soprattutto nella nostra debolezza, per rivelare la Sua grazia.
Dice il salmista: “Fa che io sappia quanto sono fragile…”
Riconoscere la nostra fragilità ci aiuta a comprendere che senza la guida e la forza che deriva da Dio, non possiamo fare nulla.
Quando smettiamo di fuggirla e l’abbandoniamo a Lui, riscopriamo quanto siamo dipendenti da Dio, e quanto grande è il Suo amore verso chi si affida con cuore sincero.
La fragilità: una realtà antica come l’uomo che ci ricorda chi siamo.
La Bibbia ci presenta numerosi racconti di uomini e donne che riflettono le fragilità dell’essere umano di oggi e mostrano come Dio manifesti la sua gloria proprio attraverso di esse.
Pensiamo a Mosè, che aveva una fragilità fisica eppure Dio si servì di lui. (Esodo 4:10)
A Elia, che cadde nella paura e chiese addirittura a Dio di voler morire. (1 Re 19:4)
Oppure a Giona, che fuggì dalla presenza di Dio per incredulità davanti alla Sua chiamata. (Giona 1:3)
La Parola di Dio evidenzia spesso la paura, la debolezza, l’insicurezza e la disubbidienza dell’essere umano, perché Dio ci conosce profondamente:
“Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere” (Salmo 103 :14).
Attraverso queste storie, noi lettori e figli di Dio, possiamo riconoscerci nelle loro fragilità, che sono anche le nostre.
La fragilità redenta in Cristo, abbandonando ogni cosa nelle Sue Mani
L’essere umano è estremamente vulnerabile, anche chi ha sperimentato la grazia di Dio, rimane sempre una persona che ha bisogno della sua guida, soprattutto nei momenti più difficili.
L’opera di Cristo si manifesta attraverso un cuore arreso, che ha lasciato il peccato e ha permesso alla sua mano di plasmare la propria vita.
Arrendersi non significa fuggire dalle nostre fragilità, ma abbandonarle a Dio, smettendo di portarle come un peso che non fa altro che limitare il suo piano per la nostra vita.
Gesù dimostrò una profonda fragilità umana nel giardino del Getsemani, ma si abbandonò alla volontà del Padre: “Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra.” (Luca 22:44)
Vivere la fragilità con fede, quando sono debole allora sono forte
La fragilità può diventare un luogo d’incontro con Dio, è importante viverla con fede, anziché fuggire da essa.
Perché là dove la forza umana è limitata, la potenza di Dio può agire.
L’apostolo Paolo accoglie la sua debolezza, non si ribella, non fugge, anzi, arriva addirittura a “vantarsene”, perché ha riconosciuto che la sua debolezza è diventata una dimora di Dio.
“…Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.” (2 Corinzi 12:9)
Le nostre debolezze e i nostri limiti non devono generare in noi la paura di affrontare la vita o una chiamata di Dio, ma possono diventare un punto di partenza per sperimentare la sua forza.
“Dio sceglie la debolezza come luogo migliore per mostrare la Sua forza. La debolezza crea lo spazio che il Signore riempie con la sua forza.” (tratto dal libro “Alla fine di me, Gesù).
Articolo scritto da: Michela De Falco
_________________________
(lascia un commento qui sotto)
⬇️




Commenti
Posta un commento
⬆️ Scrivi la tua considerazione sull'argomento