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“Dall’orgoglio non viene che contesa, ma la sapienza è con chi dà retta ai consigli” (Proverbi 13:10)


Se ti dovessi chiedere: cosa ti rende orgoglioso?

Potresti rispondermi di essere orgoglioso perché hai raggiunto i tuoi obiettivi, magari hai ottenuto il lavoro dei tuoi sogni, oppure più semplicemente sei orgoglioso della persona che sei perché hai sempre rispettato i tuoi principi morali ed etici.

Quindi si può dire che l’orgoglio è un sentimento di stima verso sé stessi per ciò che si è o per ciò che si è fatto nella propria vita e che ci permette di camminare a testa alta.

Ma quando l’orgoglio può diventare un’occasione di caduta?

Oggi il mondo ci porta a pensare che da soli si sta meglio, che bisogna essere autosufficienti senza necessitare dell’aiuto di nessuno e che al primo posto deve esserci la propria persona. 

Ma nonostante i buoni sentimenti che possono esserci dietro l’autostima, si rischia di elevare sé stessi al di sopra ogni altra cosa, non obbedendo più a leggi morali, etiche e spirituali ma obbedendo solo alla propria volontà di potenza fino a degenerare nella superbia.


Ascesa di un orgoglioso

Nel capitolo 17 del primo libro di Samuele si narra di Davide che, unto dal Signore, scese in battaglia al fianco dell’esercito di Israele e si mostrò coraggioso nell’affrontare il campione dei Filistei: Goliat.

Difatti, suo fratello maggiore Eliab dice “io conosco il tuo orgoglio […]; tu sei sceso qua per vedere la battaglia” (1° Samuele 17:28).

Ma Davide non aveva fondato la sua fiducia in sé stesso, ma nella potenza di Dio per vincere Goliat e i Filistei. Il suo principale interesse era l’onore del Nome di Dio che era stato insultato dal campione nemico che stava sfidando non solo l’esercito di Israele ma anche il Signore.

Ogni volta che un figlio di Dio si trova dinanzi a problemi che sembrano “giganti”, egli deve ricordare che questi possono essere affrontati come fece Davide.

Per l’appunto si rivolse in questi termini “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con il giavellotto; ma io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, dell’Iddio delle schiere d’Israele che tu hai insultato […] poiché l’esito della battaglia dipende dall'Eterno” (1° Samuele 17:45-47)

E con un semplice gesto ripieno di fede “…con una fionda e con una pietra, vinse il Filisteo; lo colpì e lo uccise, senza avere una spada in mano”  (1° Samuele 17:50)

Successivamente entrò nella corte di Saul e dopo la sua morte Davide divenne prima re di Giuda e poi di tutto Israele. 

Conquistò Gerusalemme e la rese capitale del regno, consolidando politicamente e militarmente la nazione.


Caduta di un orgoglioso

In più di un’occasione Davide fece dispiacere il Signore con le sue azioni ma una più di tutte fu quando, incitato dal nemico, richiese il censimento d’Israele.

“Andate, fate il censimento degli Israeliti […] perché io ne conosca il numero. […] E vi erano in tutto Israele un milione e centomila uomini abili alle armi e in Giuda quattrocentosettantamila”  (1 Cronache 21:2-5)

In seguito alle grandi vittorie riportate, Davide tende a peccare d’orgoglio: voleva censire il proprio popolo per sentirsi potente dato il grande numero di persone sotto il suo comando; attirando su di sé gloria all’abilità umana e trovando conforto nei numeri piuttosto che nella potenza di Dio.

Troppo spesso dopo aver ottenuto dei successi, tendiamo a dimenticare che li otteniamo per mano di Dio e non per mano nostra. 

Una delle serie conseguenze dell’orgoglio umano è quello di credere che si possa decidere, indipendentemente da Dio, il modo in cui vivere e cosa sia giusto o sbagliato. 

Il Signore umilierà chi ha questo atteggiamento arrogante.

“Lo sguardo altero dell’uomo comune sarà abbassato e l’orgoglio dei grandi sarà umiliato” Isaia 2: 11

La Bibbia insegna che l’orgoglio e i sentimenti di superiorità portano a illudersi e avverte che la superbia precede la rovina rendendoci nemici di Dio.


Ravvedimento di un orgoglioso

Il declino morale e la ribellione di Davide tormentarono la sua famiglia e l’intera nazione per gli anni successivi.

Ma il Signore ancora una volta perdonò i suoi peccati e non lo rigettò come re, perché il peccato di Davide non lo portò lontano dal Signore, infatti egli si ravvide sinceramente e sperimentò la misericordia e il perdono di Dio.

“Io punirò il loro peccato con la verga e la loro colpa con le percosse; […] io non violerò il mio patto e non muterò la mia promessa. Una cosa ho giurato per la mia santità, e non mentirò a Davide: la sua discendenza durerà in eterno […] e il testimone che è nei cieli è fedele” Salmi 89:32-37

La stesura dei Salmi, che testimoniano l’ardore di Davide verso il Signore e l’avversione verso tutto ciò che distoglieva dalla vera adorazione, lo hanno reso il termine di paragone per tutti gli altri re d’Israele. 

Difatti la promessa profetica di una discendenza che durerà in eterno anticipa in ogni aspetto la figura di Gesù, definito figlio di Davide.

Rinunciare all’orgoglio non significa quindi perdere dignità, ma scegliere consapevolmente di non essere più schiavi di un sentimento che possa distruggere la nostra relazione con Dio e con gli altri fratelli.

Solo facendo da parte la nostra autorità da essere umano saremo in grado di accogliere lo Spirito Santo, capace di guidarci nella quotidianità dalla nostra vita materiale a spirituale.

E proprio come Davide, imparare a vivere sotto la guida e l’amore di Dio.



Articolo scritto da: Gennaro De Rosa
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