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La tristezza che cambia la vita: comprenderla, ascoltarla e trasformarla.

"Poiché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza e del quale non c’è mai da pentirsi, ma la tristezza del mondo produce la morte." - 2 Corinzi 7:10

La tristezza è un’emozione universale di sofferenza, spesso causata da perdite, delusioni o dolore. 

È una risposta naturale a situazioni che ci toccano profondamente come la fine di un qualcosa a cui tenevamo particolarmente, un cambiamento difficile, la consapevolezza di avere dei limiti o percepire semplicemente stanchezza mentale. 

Tutto ciò si manifesta con isolamento sociale, pianto, mancanza di energia, malinconia, sensazione di soffocamento, disturbi del sonno ecc.

La tristezza è come un allarme che ci informa che qualcosa dentro di noi non va, e nella nostra mente il mondo perde i suoi colori, facendo spazio a pensieri sgradevoli che ci portano a stare ancora peggio. 

Essa può essere di breve durata oppure, in alcuni casi, esprimersi in una forma prolungata che può essere un sintomo di condizioni psicologiche più serie e sfociare nella depressione.



La tristezza secondo il mondo

La Bibbia ci dice che la tristezza conduce alla morte: ciò significa che porta alla disperazione e una perdita della speranza, come citato nel verso 1 Tessalonicesi 4:13 “affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza”, ma anche ad un dolore che non guarisce e non trasforma, e che ci porta lontano da Dio. 

Spesso la tristezza nasce dall’ostinatezza dell’uomo di voler confidare solamente in se stesso: “C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma finisce con il condurre alla morte” (Proverbi 14:12), e ciò porta ad uno smarrimento spirituale.

Un esempio biblico lampante è Giuda Iscariota, la cui tristezza lo portò ad isolarsi, a disperarsi, e invece di portare il suo peso a Dio, lo portò da solo, lasciandosi schiacciare da esso (Matteo 27:3-5).


La tristezza secondo Dio

La tristezza secondo Dio “produce un ravvedimento che porta alla salvezza” (2 Corinzi 7:10); essa è solo l’inizio di una meravigliosa esperienza con il Signore, che ci aiuta a comprendere quanto Egli ci sostenga nelle difficoltà. 

A differenza della tristezza secondo il mondo, essa non ci porta ad isolarci, ma ci avvicina di più a Dio, istaurando una vera e propria relazione con il nostro Signore, che è il nostro amico.

Come esempio possiamo citare Pietro, che dopo aver rinnegato Gesù, si pentì amaramente, provando così una profonda tristezza che lo portò più vicino a Dio, ricordandosi quanto Egli lo amava e che lo avrebbe perdonato nonostante l’errore commesso. 

La sua tristezza quindi lo portò alla guarigione, portando il suo peso a Gesù e rafforzando il suo rapporto con Dio.




La tristezza come punto di forza

La tristezza consegnata a Dio può diventare quindi un luogo di rinascita ed è un grande insegnamento per la nostra vita.

Essa ci porta a riconoscere innanzitutto i nostri limiti e le nostre fragilità, riconoscendo il nostro bisogno di Dio e portandogli i nostri pesi nella preghiera, consapevoli di non essere soli nella prova che stiamo affrontando come scritto in 1 Pietro 5:7 “gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi”.

Non lasciare che la tristezza ti porti alla disperazione e ti allontani da Dio, porta il tuo peso a Lui e aprigli il tuo cuore. 

Solo così potrai trasformare la sofferenza in crescita, rafforzando il tuo rapporto con Dio e far si che Egli ti illumini il cammino.

“Quando anche camminassi nella valle dell’ombra della mote, non temerei alcun male, perché tu sei con me.” (Salmo 23:4).




Articolo scritto da: Assia De Rosa
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